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Le aziende trascurano la sicurezza dei dispositivi mobili

Da una ricerca commissionata da Hitachi Data Systems emerge come la metà delle aziende dell’area EMEA non abbia implementato policy di sicurezza per i dati memorizzati sui dispositivi mobili


Secondo quanto emerge da uno studio indipendente commissionato da Hitachi Data Systems, molte aziende non tengono in debita considerazione la sicurezza dei dati sensibili e confidenziali memorizzati sui dispositivi mobili. L’indagine, condotta su un campione di 950 aziende dell’area EMEA, evidenzia come nonostante l’aumento della criminalità informatica, solo il 53 percento delle aziende abbiano implementato policy di sicurezza per proteggere i dati aziendali memorizzati su PDA, computer portatili e memorie USB, dispositivi che sono ormai ampiamente utilizzati da dipendenti e collaboratori.

Dal punto di vista geografico, sono le aziende presenti nelle nazioni dell’Europa Occidentale ad essere maggiormente orientate a rafforzare le policy di sicurezza, con particolare riferimento a Svezia (76 percento), Francia (74 percento), Germania e Svizzera (ambedue al 72 percento). L’Italia dimostra una buona attenzione, registrando una percentuale del 68 percento. A registrare la minore propensione all’implementazione di meccanismi di sicurezza sono le aziende dell’Europa dell’Est e del Medio Oriente, con il 18 percento per Israele e Russia, il 20 percento della Polonia e il 26 percento per gli Emirati Arabi Uniti (si veda la tabella 1 per i dati completi, nazione per nazione).

Secondo l’indagine, molte aziende sono maggiormente sensibili alle problematiche legate alla sicurezza dei dati in altre aree IT. In Europa, il 72 percento delle realtà intervistate ha dichiarato di aver implementato una gestione accurata delle password, mentre solo il 57 percento abbia adottato policy di encryption. In particolare, per quanto riguarda le password, sono le aziende svedesi a primeggiare facendo registrare un tasso dell’86 percento, contro il 54 percento di quelle del Regno Unito.

Lo studio ha rivelato un alto livello di efficienza dei piani di business continuity (BC) e disaster recovery (DR), con l’80 percento delle aziende che ne hanno testato sul campo l’efficacia negli ultimi 12 mesi e il 40 percento negli ultimi 3 mesi. Esaminando i dati per singola nazione, il 94 percento delle aziende tedesche e spagnole hanno testato in maniera rigorosa le loro strategie di BC e DR, in Italia la percentuale è dell’84 percento, mentre anche in questo caso il fanalino di coda è rappresentato dal Regno Unito con il 25 percento (si veda la tabella 2 per i dati completi, nazione per nazione).

“Le maggior parte delle aziende è ormai consapevole dell’importanza di implementare efficaci soluzioni di business continuity e disaster recovery al fine di garantire un alto livello di produttività – ha dichiarato Michael Väth, senior vice president e general manager di Hitachi Data Systems EMEA. – Tuttavia, la scarsa attenzione alla sicurezza dei dispositivi mobili rappresenta una minaccia quanto mai reale e da non sottovalutare”.

Sempre secondo l’indagine commissionata da Hitachi Data Systems, circa la metà delle aziende prese in esame (il 45 percento) ha stimato che i dati non strettamente legati all’attività lavorativa (email personali, download di musica e video da parte dei collaboratori) occupano tra il 10 e il 25 percento dell’intera capacità di storage dell’azienda. La combinazione tra questo fenomeno e l’aumento del volume dei dati legato alle normative in tema di conservazione delle informazioni ha portato ad un sensibile aumento dei costi e della complessità dell’infrastruttura di storage. E’ per questa ragione che circa il 76 percento delle aziende ha già implementato policy di storage per i dati non legati alla produttività, o intende adottarle entro i prossimi 12 mesi.

“E’ essenziale che le aziende riducano i costi di storage associati all’aumento del volume dei dati – conclude Michael Väth. – Benché molte realtà abbiano dichiarato di avere già adottato politiche di limitazione della capacità di storage destinata ad usi personali, l’indagine dimostra che alcune delle strategie implementate non si sono rivelate efficaci. Quindi, molto deve essere ancora fatto in tal senso”.
 

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