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Le aziende spingono i vendor IT a rispettare l’ambiente Secondo una ricerca commissionata da Hitachi Data Systems, Benelux, Finlandia e Norvegia sono le aree del mercato EMEA più sensibili alle tematiche ambientali in relazione alle soluzioni IT Le aziende sono sempre più sensibili alle tematiche ambientali nel momento in cui pianificano investimenti IT. E’ quanto emerge da uno studio indipendente commissionato da Hitachi Data Systems che ha riguardato circa 950 aziende dell’area EMEA. L’indagine evidenzia come il 33 percento dei decision maker IT tenga in grande considerazione la protezione dell’ambiente nel momento in qui acquista soluzioni IT. In particolare, per il 17 percento delle aziende il consumo energetico e il raffreddamento dei sistemi sono aspetti talmente critici da richiedere che il rispetto delle normative ambientali sia inserito tra i requisiti essenziali nella valutazione degli acquisti hardware. Secondo l’indagine, le aziende che operano in Benelux, Finlandia e Norvegia sono quelle più sensibili alle tematiche ambientali. Infatti, il 28 percento delle realtà attive in questi paesi richiede ai propri fornitori le informazioni sull’impatto ambientale dei prodotti da acquistare. Tuttavia, nonostante la coscienza ecologica si stia diffondendo, il 15 percento delle aziende intervistate ha dichiarato di non considerare il rispetto dell’ambiente un fattore rilevante nei processi decisionali. In questa particolare classifica, il triste primato spetta ad Austria e Svizzera, ambedue con il 28 percento (si veda la tabella 1 per i dati completi, nazione per nazione). In Italia, il 46 percento dei manager intervistati afferma che tali tematiche sono sempre più importanti nelle decisioni di acquisto dell’IT. Hitachi Data Systems e alcuni tra i principali analisti di mercato ritengono che lo storage incida per un terzo sui consumi energetici dei dispositivi IT presenti nei data center. Ciò significa che le tecnologie che riducono la necessità di acquistare nuovo hardware come, ad esempio, la virtualizzazione, giocano un ruolo chiave nell’efficienza energetica dell’infrastruttura IT. A questo proposito, un dato incoraggiante è rappresentato dal fatto che il 57 percento delle aziende dell’area EMEA utilizza già tecnologie di virtualizzazione nell’ambiente di storage, o pianifica di implementarle entro i prossimi sei mesi. Sempre in tema di virtualizzazione, sono le aziende che operano in Polonia (80 percento), Svezia (74 percento), Benelux (72 percento) e Italia (70 percento) ad averla adottata più rapidamente o ad aver pianificato di farlo nei prossimi 6 mesi, mentre le più riluttanti sono le aziende degli Emirati Arabi Uniti, paese nel quale il 48 percento degli intervistati ha dichiarato di non avere intenzione di implementare tale tecnologia nel prossimo futuro (si veda la tabella 2 per i dati completi, nazione per nazione). “E’ incoraggiante notare come i responsabili acquisiti IT delle aziende siano sempre più attenti al risparmio energetico e come questo atteggiamento spinga i produttori ad investire in tal senso – ha commentato Michael Väth, senior vice president e general manager di Hitachi Data Systems EMEA. – Si tratta di aspetti che non riguardano solo l’ecologia ma che hanno impatto sul business, visti i crescenti costi dell’energia e i rischi legati ad eventuali blackout. A differenza di altri vendor, Hitachi Data Systems segue l’intero ciclo di vita dei prodotti, dall’ingegnerizzazione alla produzione e alla vendita. Ciò consente di garantire che l’intera supply chain sia eco-compatibile”. Una delle domande dell’indagine commissionata da Hitachi Data Systems chiedeva ai Direttori IT e ai CIO delle aziende di fare una classifica delle criticità relative all’infrastruttura di storage. Dalle risposte emerge come per il 61 percento degli intervistati la “gestione della crescita dei dati” rientri tra le prime tre preoccupazioni, seguita dalla “conformità alla normative” (48 percento), dalla “disponibilità dei dati” e dai “costi operativi” (ambedue al 45 percento). E’ incoraggiante notare come le aziende stiano adottando un atteggiamento più proattivo verso le esigenze di storage. A questo proposito, il 44 percento degli intervistati ha dimostrato di avere una visione a medio-lungo termine dei requisiti di storage e circa un quinto di loro (il 18 percento) ha dichiarato di avere già definito piani e strategie per il prossimo futuro (da uno a tre anni). Tuttavia, più di una terzo delle aziende (37 percento) continua ad avere un approccio a breve termine, preferendo acquistare hardware a basso costo piuttosto che assumere personale per gestire le risorse di storage. “Le preoccupazioni delle aziende in tema di gestione delle informazioni sono fondate, soprattutto alla luce delle ultime previsioni che parlano di una crescita annuale dei dati superiore al 30 percento – conclude Michael Väth. – Le informazioni rappresentano il vantaggio competitivo di un’azienda ed quindi necessario gestirle al meglio, oltre a garantire il rispetto delle normative in essere. L’elemento più confortante che emerge dall’indagine è la volontà delle aziende di attuare un approccio più strategico alle tematiche relative allo storage, considerandolo come un fattore abilitante per il business”. |